dalla collaborazione
di
Marco Pizzuti e Massimo Mazzucco
Uno degli argomenti più dibattuti, all’interno della querelle mondiale sul cristianesimo, è sicuramente quello che riguarda la sindone di Torino.
Il realtà, l’importanza attribuita all’autenticità di quel telo appare esagerata, sia da un fronte che dall’altro.
Da parte dei cristiani, poter dimostrare che quel telo sia autentico (che risalga cioè ai tempi di Pilato) non dimostra comunque che il cadavere avvolto fosse quello di Gesù.
Sul fronte opposto, dimostrare che il telo non risalga a quell’epoca non aiuterebbe in alcun modo coloro che vogliono negare l’esistenza del cristo storico tout court: solo perchè quello NON è il telo che avvolse Gesù, non significa che questi non sia esistito.
Nonostante l’evidente futilità della disputa, orde di appassionati, su un fronte e sull’altro, hanno fatto della verità sulla sindone una specie di test supremo, conclusivo e irrefutabile, dal quale sembra quasi dipendere la legittimità stessa del cristianesimo.
L’ABUSO DEL METODO SCIENTIFICO
La cosa più interessante è che proprio il cristiano, che ripete incessantemente – e correttamente – che la fede sia questione di dogma, e vada quindi accettata al di fuori dell’ambito razionale, stia poi a scervellarsi per trovare il modo di “dimostrare” in maniera scientifica l’autenticità di quel telo.
Ne è un ottimo esempio, fra i tanti reperibili in rete, un articolo pubblicato da un’associazione di medicina alternativa, dal titolo “Uomo della Sindone. Riflessioni sul significato simbolico specifico delle ferite”.
Vale la pena di seguire per intero il ragionamento dell’Autore, perchè è tipico di un abuso del metodo scientifico/razionale da parte di chi lo disdegna, quando rappresenti un ostacolo alle proprie tesi, ma è pronto a farsene scudo …
… se crede invece che possa tornargli utile.
L’Autore si dice interessato ad una lettura della sindone in luce del taoismo e della simbologia orientale, ma sembra tradire già in partenza la sua vera finalità, quando dichiara:
Proprio per necessità di coerenza vengono dichiarati in apertura due preconcetti, prefissi di conformità, da cui queste riflessioni nascono “viziate”:
• il primo è che il crocifisso avvolto nel lenzuolo fosse tal Jeshua (Gesù) di Nazareth.
• il secondo è che lo stesso Gesù di Nazareth sia il Cristo Salvatore e che sulla croce sia avvenuto per Lui per un verso il compimento del suo Mandato, per l’altro la vittoria definitiva sul Maligno, il compimento del confronto iniziato fra i due con le tentazioni nel deserto.
A quel punto l’Autore si accorge di aver forse esagerato, e cerca supporto nel “metodo scientifico”:
Primo preconcetto: in effetti non è più solo un preconcetto. Una serie rilievi scientifici ne fa un dato statisticamente certo.
• la fattura del lenzuolo, il cui filato è “ritorto a Z” (in senso orario) anzichè ad S (in senso antiorario) come invece in epoche successive, indica trattarsi di un telo antico perchè composto con tecniche di filatura e tessitura delle quali s’era persa memoria già nel primissimo Medioevo
• la presenza di pollini (vi sono depositati pollini di oltre 30 piante primaverili del Medio Oriente e pollini di flora delle Alpi) e frammenti di fiori primaverili palestinesi (A.Danin, U. Baruch 1999).
• Sono state rilevate le impronte di due diverse monete poste sul viso dell’uomo sindonico, che appartengono al tempo di Ponzio Pilato (una delle due è fatta coniare da lui medesimo), la cui esistenza era ignota fino al secolo scorso (Moroni, Barbesino ,Bettinelli, 2002).
• inoltre, si trovano sul telo tracce di aloe e di mirra nonchè di aragonite (una composizione di carbonato di calcio, ferro e stronzio), una terra presente a Gerusalemme e, in particolare, in una tomba studiata dal Levy-Setti, ricercatore di Chicago che, confrontando con l’aragonite della Sindone, ha concluso che le due terre sono esattamente uguali.
In ogni caso, l’Autore sa bene che tutti questi “argomenti” possono al massimo dimostrare che il telo provenga dalla Palestina di 2.000 anni fa, ma nulla di più, e cerca quindi qualcosa di preciso e incontestabile, che possa chiudere definitivamente la partita a suo favore:
Accurate e pazienti ricerche con l’avanzatissimo microdensitometro dell’Istituto d’Orsay di Parigi, hanno fatto affiorare tracce grafiche, secondo un preciso modulo paleografico, nei pressi del volto. Secondo i paleografi sono caratteri greci. Essi riporterebbero delle scritte sbiadite. In particolare due, una alla sinistra del volto scritta da lato e l’altra sotto il mento: “NAZARENO” e “IHOY”, Jeshua in ebraico.
Ovvero, l’ “avanzatissimo microdensitometro”, che con “accurate e pazienti ricerche” ci rivelerebbe il nome di Gesù, viene citato come cardine della dimostrazione in corso, mentre l’Autore sceglie di ignorare le arcaiche, imprecise – ed evidentemente “frettolose” – datazioni al radiocarbonio, eseguite una trentina di anni fa, che collocavano invece la sindone intorno al 1340, con un margine di errore di + – 50 anni.
Dicesi “scienza discrezionale”, nella quale è lecito citare le nozioni utili alla tesi, ignorando con grande eleganza tutte le altre.
In realtà, quello della datazione al radiocarbonio costituisce ancora oggi l’ostacolo principale per chi insiste nel sostenere l’autenticità del telo, ma di questo parleremo in seguito. Vediamo prima fino a che punto può spingersi l’abuso del cosiddetto approccio scientifico, quando ritenuto utile alla causa. L’articolo prosegue così:
La probabilità complessiva calcolata che l’impronta cadaverica del lenzuolo sindonico non appartenga all’uomo di cui è narrata la sevizie nei Vangeli, vista la inusualità di alcune sequenze della tortura, è stata calcolata essere 1 su 200 miliardi. Sufficiente a essere certezza in considerazione del fatto che non ci sono stati 200 miliardi di morti per crocifissione.
Sarebbe interessante sapere come si giunga a determinare la cifra di 200 miliardi esatti – non 201, e non 199 – partendo dalla “inusualità di alcune sequenze della tortura”. Notiamo inoltre che, secondo il ragionamento proposto, solo una volta raggiunto il duecentomiliardesimo “morto per crocefissione” potremmo avanzare dubbi sull’autenticità della sindone. Come se le scienze statistiche non permettessero ad un determinato caso di ripetersi prima che tutti gli altri si siano verificati.
Ma non basta:
Da un altro modello probabilistico recente (G. Fanti, E. Marinelli 1998) che tiene conto delle nuove acquisizioni scientifiche risulta che la Sindone è autentica con probabilità del 100% e corrispondente incertezza pari a 10 – 83; Ciò equivale ad affermare che è più probabile fare uscire per 52 volte consecutive uno stesso numero al gioco della roulette piuttosto che affermare che la Sindone non sia autentica. L’alternativa falso medievale ha una probabilità dello 0% e corrispondente incertezza pari a 10 – 183.
Finora, a 183, io avevo solo la pressione sanguigna. Ora ho anche l’incertezza, e la cosa mi preoccupa non poco. (In compenso, prima non sapevo che i “modelli probabilistici” offrissero certezze assolute, ora lo so).
A tanto giunge la disperazione di chi, evidentemente, non si rende conto nè della futilità dell’argomento in sè, nè del ludibrio a cui si espone nel cercare di sdoganarlo a tutti i costi “con metodo scientifico”.