
Intervento esterno.
Tra i motivi per cui gli scienziati hanno insabbiato le importanti scoperte descritte nella prima parte, vi è la foga con cui da sempre i fondamentalisti religiosi stanno loro alle costole. Se questi ultimi avessero tenuto le loro opinioni all'interno dei luoghi di culto forse gli scienziati sarebbero stati più propensi a riconoscere che la teoria ufficiale non coincide con la realtà. Invece gli attacchi hanno prodotto chiusura, e piuttosto che ammettere il torto la scienza ha proseguito a insegnare una teoria sulle origini della vita che è superata da oltre due decenni.
Un'altra ragione alla base di questo insabbiamento implica questioni finanziarie. Basta pensare ai miliardi di dollari in sovvenzioni pubbliche e private spesi ogni anno per cercare di provare l'esistenza della vita extraterrestre. Come si è visto, i fatti dicono che 4 miliardi di anni fa apparvero improvvisamente - dalla sera alla mattina - due razze della specie dei procarioti. Dunque la vita extraterrestre esiste! La vita non sarebbe mai potuta nascere spontaneamente da una micidiale combinazione di agenti chimici inorganici inabissati all'interno di masse di materiale ribollente. Così se gli scienziati ammettessero apertamente che la vita deve essere giunta sulla Terra da qualche altra parte, di colpo tutte quelle sovvenzioni sparirebbero.
La terza ragione che induce gli scienziati a non diffondere tale scomoda verità è che l'intera teoria della evoluzione incrementale si basa sul principio della animazione spontanea. La scienza ortodossa insiste sul fatto che ogni essere vivente sulla Terra sia il prodotto di una prolungata serie di mutazioni genetiche graduali, e che - come già detto - tale processo abbia avuto inizio spontaneamente, per via di alcune reazioni chimiche naturali, senza alcun intervento esterno di qualsiasi natura.
L'eventuale definitiva confutazione della teoria della animazione spontanea a seguito della aggregazione biochimica a seguito del calo delle temperature, comporterebbe la rivalutazione della ipotesi di un intervento esterno, prospettiva così inaccettabile per gli scienziati da indurli a negare l'evidenza piuttosto che affrontare l'imbarazzo di un mastodontico fallimento.

